Skip to main content
Category

Bassi Vintage Italiani

header_dragon_eko_classic2vintage

Eko Dragon Electronic Renato Rascel

By Chitarre Vintage Italiane, Bassi Vintage Italiani, Effetti Vintage ItalianiNo Comments

Abbiamo in vetrina uno strumento particolare, la Eko Dragon appartenuta a Renato Rascel e sappiamo già che faremo la felicità dei collezionisti dicendo che è in vendita.

Lorenzo Tanini

Renato Rascel con Marisa Allasio nel film “Arrivederci Roma”

Renato Rascel, al secolo Renato Ranucci, è stato un artista poliedrico di grande fama, soprattutto nel periodo che va dagli anni 40 agli anni 70. Era attore, comico, cantautore, ballerino, presentatore e e addirittura giornalista.

Compose un brano per Sanremo e anche la famosissima “Arrivederci Roma”, tema del film omonimo che interpretò al fianco di Marisa Allasio, celebre attrice e sex symbol del periodo. Lavorò molto nel cinema e in teatro.

In televisione fu particolarmente famosa la serie di telefilm Rai “I racconti di padre Brown”, tratta dai noti racconti di Chesterton.

Ad un certo punto della sua vita, Rascel acquistò o commissionò una Eko Dragon Electronic.

Catalogo EKO 1967

La Eko Dragon è uno strumento di alta fascia che veniva prodotto dalla Eko in numero limitato, la versione Electronic è ancora più rara e reca una serie di effetti onboard piuttosto interessanti e niente affatto inutili.

Essendo le Dragon Electronic fabbricate in parallelo con le chitarre Vox, gli effetti, fuzz, bass & treble boost e tremolo, sono dello stesso tipo di quelli che si trovano sulle Ultrasonic, Chetaah, Bossman, Grand Prix Starstream, ma anche sulla Apollo, chitarra che veniva sempre prodotta da Eko per la Vox ed era praticamente la versione per gli Usa della Dragon, con un solo pickup e paletta di foggia diversa.

L’attrice Elizabeth Montgomery con una coloratissima versione di una Vox Apollo, in un episodio della celebre serie tv “Vita da Strega”

La Vox entrò con forza negli Stati Uniti e gli strumenti prodotti dalla Eko fecero furore nel mercato americano, le si vedevano in mano a molti dei gruppi psichedelici e pop dell’epoca, diventandone un simbolo. Si può addirittura ammirare una Apollo rifinita in colorazione psych imbracciata da Elizabeth Montgomery in un divertente episodio della celebre serie tv “Vita da Strega”.

La prima produzione della Dragon risale al 1967 e si tratta di uno degli ultimi progetti dell’allora patron Oliviero Pigini, con disegno di Augusto Pierdominici. La volontà era di offrire uno strumento professionale, d’elite, ma che non lo fosse anche nel prezzo. Si noti, ad esempio, che fu uno dei primi strumenti ad avere come chiavette le Grover die cast, che Pigini stesso ordinava negli Usa.

Legni d’eccellenza: ciliegio massello, acero occhiolinato, ebano.

Essendo una semiacustica hollow, cioè a cassa interamente vuota, suona molto bene sia da spenta che da elettrica. I pickup Eko Ferro-sonic sono molto corposi, molto più dei comuni single coil, allo  stesso tempo definiti e potenti.

Gli effetti hanno una sonorità molto attuale, soprattutto il fuzz e il boost, entrambi molto belli. Il tremolo si rivela un effetto interessante e che può ancora essere utilizzato con gusto. Gli effetti sono alimentati da due pile a 9 volt che non passano per il circuito primario, quindi se mancanti la chitarra funzionerà normalmente da passiva.

Un demo audio vintage delle Vox ci fa capire come suonano gli effetti onboard

Il manico è in tre pezzi di acero, è piuttosto sottile, scorrevole e comodissimo. La tastiera è in ebano con binding, la cassa ha fondo e tavola scavate in due pezzi di ciliegio massello. Il binding fronte/retro della cassa è molto elaborato e di gusto.

Il tremolo, in stile Bigsby, era fabbricato presso una fonderia di Civitanova Marche e le chiavette erano, di serie nella Electronic, le Grover Die Cast.

Gli operai Eko, capendone l’importanza, erano particolarmente orgogliosi di lavorare a questi strumenti e ci mettevano tutta la passione nel fabbricarle. Il tempo gliene ha reso merito perchè le Dragon sono arrivate ad oggi in condizioni eccellenti.

Di questa Dragon Electronic di Rascel ci parla Luciano Dell’Aquila, suo attuale proprietario:

«Rara e super equipaggiata, questa Eko Dragon fu di Renato Rascel, che la regalò al suo pianista Tony Sechi a Metá dei 70. Tony sposò mia sorella Liliana, nell’anno 83 e mi donò la chitarra, contento che ne avessi cura.

Me la portai in tour e a Padova le trovai un bel fodero rigido. Poi la usai solo in studio per registrare, troppo preziosa per portarla in locali fumosi e affollati. Vorrei venderla a qualcuno che la trattasse bene, é stata con me per circa 40 dei suoi 53 anni.

Tavola e fondo scolpiti in masello di ciliegio. Manico in tre pezzi incollati d’acero europeo, piatto dietro, stretto. Tastiera “vintage”, tasti in buone condizioni, tastiera in ebano. Segnatasti in celluloide, “binding” bianco su manico e a scacchi sulla cassa.

Panoramica della Dragon Electronic appartenuta a Renato Rascel

Tremolo meccanico tipo “Bigsby”, circuito a tre pick-up “Single-Coil” con interruttore per ognuno, potenziometri tono e volume in passivo. Installando 2 pile (9v) nel vano posteriore, si rendono attivi il distorsore, il tremolo elettronico e il treble/bass booster, tutti molto efficaci.

Timbriche vaste, nel range Fender, Gretsch, Rickenbacker. Meccaniche “Grover” originali. Questa bella Marchigiana conferma il talento della marca di Recanati, del “Made in Italy” e che il ” Multi-Bottonismo” dei 60 non sempre fu mero adorno.»

 

Per richieste info ed acquisto, rivolgersi a Gisèle

…ma come suona questa Eko Dragon Electronic che fu di Renato Rascel?

Clicca il pulsante e sblocca il video demo dei suoni della Eko Dragon Electronic di Renato Rascel

…e il basso?

La versione basso è un animale estremamente sensuale e ricercato: la forma slanciata della paletta si sposa alla perfezione con le rotondità del corpo e quel bloccacorde così particolare è quasi un’opera d’arte di design minimalista…

Ringraziamenti

Purtroppo, postumi.

Un ringraziamento doveroso e sentito và all’intraprendenza tutta italiana che Oliviero Pigini impresse alla EKO, facendola diventare la fabbrica di strumenti a corda più grande e attiva d’Europa.

Un grazie di cuore ad Augusto Pierdominici, un grande designer e tecnico, il cui estro viene scoperto ed apprezzato sempre di più nel corso del tempo.

capo_wandre_etrurian_classic_2_vintage

Wandré Etrurian Basso

By Bassi Vintage Italiani, Personaggi Storici, Wandrè2 Comments

Siamo lieti di inaugurare la "vetrina" di Classic2vintage con questo rarissimo pezzo di Italica produzione: uno splendido esemplare di basso Etrurian di Wandrè.

Lorenzo Tanini

Come molti appassionati sapranno, Wandrè era il nome di battaglia di Antonio Pioli, il genio di Cavriago, piccolo centro situato nella pianura padana.

Studioso di ingegneria e artista, prima che liutaio, Pioli cominciò ad interessarsi alle chitarre nella metà degli anni cinquanta e nel 1959 costruì una rivoluzionaria fabbrica tonda, nella quale avrà sede la sua particolare “liuteria”.

Il signor Wandrè è stato l’autore di alcuni fra i più sconvolgenti strumenti di liuteria moderna, sia elettrica (in buona parte strumenti a cassa vuota ma anche varie solid body) che acustica (lo splendido contrabbasso Naika).

Gran parte dei suoi strumenti presentano soluzioni innovative come il manico in alluminio ricoperto di resina PVC e speciali pickups ed elettronica di fabbricazione Davoli con bobina che cambia l’impedenza del pickup, così da poter ottenere da un unico rilevatore due timbriche molto definite, come se i pickup fossero due.

Grazie a questo accorgimento, in combinazione con il controllo toni, le sfumature sonore diventano molteplici e sorprendenti.

Ma la cosa che salta subito all’occhio sono le forme assolutamente inedite e le decorazioni estremamente artistiche e colorate dei suoi strumenti.

Copertina del 45 giri “Chi lo sa” (1966) del gruppo Beat degli Im-Pact, sulla quale campeggiano due Wandré Scarabeo con al centro un Etrurian

E’ il caso dello splendido Basso Etrurian che è oggetto del presente articolo: uno strumento che, come il nome suggerisce, prende ispirazione dalla civiltà etrusca, riproponendo in forme e colore un tipico vaso bucchero e utilizzando le spalle mancanti come richiamo ai manici del bucchero stesso, donandogli anche una forma ricurva che ricorda i Litui etruschi.

Ma anche il manico, il cui diapason è 854 mm, ha una forma che può ricordare vagamente anche il Lituo di Bach, una leggendaria tromba dalla forma estremamente allungata che è stata recentemente ricostruita.

I primi esemplari avevano un unico pickup al manico, controllo tono e volume e un interruttore on-off per il pickup.

Il legno usato per il body è l’ Ayous o Obeche (un tipo di essenza centro africana), body nel quale è ricavata un’ampia camera tonale che conferisce al basso un’estrema leggerezza.

A chiuderla troviamo dei pick-guard che può essere in plexiglass bianco, nero o rosa, oppure in formica color legno con talvolta una decorazione a foggia di giglio fiorentino.

In seguito arriverà anche l’Etrurian con due pickup.

Per maggiori informazioni vi rimandiamo all’ottimo libro “Wandré – L’artista della chitarra elettrica” scritto dal maggior esperto di Wandré, il dott. Marco Ballestri.

L’ Etrurian Basso, concepito da Wandrè in collaborazione con il giovane designer Stefano Beltrami, è innegabilmente un esempio di arte concettuale, dove lo stile moderno si lega mirabilmente al passato e il design si sposa perfettamente con l’ergonomia dello strumento elettrico. 

Ne nasce un’opera indimenticabile, che proseguirà la sua vita nel tempo, passando nelle mani di musicisti attuali e futuri: cosa potremmo desiderare di più per l’arte, se non il suo continuo rinnovarsi per rimanere eterna?

L’esemplare che vi presentiamo nelle seguenti immagini è di proprietà del collezionista Alessandro Marziali, si tratta di una prima edizione con unico pickup e mascherina in formica, senza il tipico copri-paletta in plastica, disegnato anch’esso dal designer Stefano Beltrami in collaborazione con Wandré, che verrà apposto a partire dalla seconda metà del 1965. E’ presente invece la linguetta stilizzata sulla sommità della paletta.

Sono state aggiunte 3 viti, una come rinforzo alla placca del manico e due per spostare l’attacco per la tracolla. Con il tempo e l’uso si è verificata una crepa nella copertura in PVC del manico, tra il terzo e il quinto tasto.

Non essendo stato possibile sostituire il pezzo, data la quasi irreperibilità delle parti di ricambio, ed essendo il manico ottimamente suonabile allo stato attuale, si è preferito non effettuare interventi invasivi ma solo conservativi.

Lo strumento è stato quindi totalmente pulito e revisionato, corde nuove, funziona perfettamente e con la tipica ottima suonabilità.

Per ulteriori informazioni e contatti, rivolgersi ad Alessandro, all’indirizzo [email protected]

Clicca il pulsante e sblocca il video demo che mostra le possibilità sonore del Wandré Etrurian.

Ringraziamenti

Ringraziamo il guppo Facebook Wandré Guitars che, nella persona del dottor Marco Ballestri, ci ha cortesemente fornito materiale informativo e fotografico, nonchè gentile consulenza.

Un ringraziamento doveroso và poi all’artefice di tutto, quel Wandré che ci ha lasciato un patrimonio di arte e innovazione che non manca mai di farci rimanere in stupefatta ammirazione.

harmond_marchio_classic_2_vintage

Harmond De Luxe Viola Bass

By Bassi Vintage ItalianiNo Comments

Una delle cose più affascinanti degli strumenti vintage italiani, è il fatto di ritrovarsi, come dei novelli Indiana Jones, in una continua e soprendente scoperta di marchi sconosciuti.

Lorenzo Tanini

E’ il caso di questo Armond De Luxe, con il quale inauguriamo la sezione Bassi di Classic2vintage.

Si tratta di un classico viola bass molto ben realizzato e dalle tonalità ambrate assolutamente accattivanti, che sprigionano il tipico calore degli strumenti vintage di “quelli belli”.

Il suo possessore, il collezionista Massimo Bellomo, ci narra qualcosa della sua storia:

“Acquistai questo basso nel 1975. Era il mio primo basso, un usato economico, anche se in ottime condizioni. L’ho suonato (e maltrattato) fino al 1980, poi è stato riposto in soffitta, dove è rimasto fino a marzo 2020 quando, approfittando del lock down, e stato “riesumato”, ripulito e settato al meglio.

Oggi lo strumento si presenta in condizioni pressoché originali (fatta eccezione per l’abbassacorde, che verrà presto sostituito con gli originali “a farfalla”).

Non mi è mai capitato di vederne uno uguale con lo stesso marchio, ma da ricerche effettuate on line ho scoperto che il marchio Harold-Jackson (Manlio Accoroni di Castelfidardo, titolare dell’ex fabbrica di fisarmoniche ELETTRA, il cui stabile era la vecchia fabbrica della Polverini Bros poi demolita) ne produceva modelli molto simili.”

Non sono attualmente disponibili altre informazioni su questo strumento ma, come da nostra usanza, continueremo la ricerca e vi terremo informati aggiornando l’articolo appena verranno reperite nuove notizie.

Nel frattempo gustiamoci altre immagini e video test di questo affascinante basso.

Aggiornamento:

Durante le ricerche è saltata fuori anche una chitarra Harmond Del Luxe ed è in vendita. Le immagini si trovano alla fine dell’articolo, chi fosse interessato all’acquisto, può rivolgersi al proprietario, Mattia Benvenuti.

Clicca il pulsante e sblocca altri due video per sentire il suono dell’ Harmond De Luxe su Sympathy for the Devil e in ambito Rythm & Blues.

La chitarra Harmond De Luxe è una offset che dichiarà immediatamente la sua italianità, a partire dallo “zero fret”. Ha i classici controlli volume + tono e un controllo rotativo di selezione dei pickup, con anche la posizione “zero” per silenziare lo strumento senza agire sul volume.

La regolazione del truss rod è tipicamente al tacco del manico e si può agire su di essa senza dover separare il manico dalla cassa, come accadeva sulle Fender, con notevole aumento di praticità e assoluto risparmio di tempo. Questa soluzione, di origine italiana, si ritrova oggi, assurdamente, quasi solamente sugli strumenti EKO e Ernie Ball Music Man.