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Bassi Vintage Italiani

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Eko – gli anni ’80

By Amplificatori Vintage Italiani, Bassi Vintage Italiani, Chitarre Vintage Italiane, Oliviero Pigini, Sintetizzatori Vintage ItalianiNo Comments

Siamo giunti al termine dell'epopea Eko, un'avventura che corre lungo tre densissimi decenni e che vede la sua conclusione con le serie Master, Performance e SA, al tempo stesso punta di diamante e canto del cigno dello storico marchio.

Lorenzo Tanini

La fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 avevano visto la nascita di grandissimi strumenti interamente in massello e con tavola armonica in abete Val di Fiemme, come la Alborada e la Giuliani per le chitarre classiche e la Korral Special e la Chetro per le acustiche.

Della Giuliani, il catalogo del 1981 citava:

“Chitarra da concerto costruita solo su ordinazione. Strumento eccezionale sotto tutti i punti di vista etc. E segue: “La Giuliani è l’unica chitarra oggi reperibile per la quale il fabbricante può garantire il livello sia di potenza che di qualità del suono. Soltanto gli strumenti che superano le severissime prove di collaudo finale dell’ E.A.R.L. (LABORATORIO DEI RICERCHE ACUSTICHE) ottengono infatti il nome Giuliani.”

Sul versante elettrico erano nati gli strumenti in monoblocco, sia bassi che chitarre, come la M24, la M20, la CX7 ed i bassi BX7 e MB21. L’hardware era in ottone massiccio e veniva prodotto nelle officine interne assieme agli ottimi pick-up (antironzio in esaferrito di bario ed in alnico 5° americano – speciale lega di alluminio, nickel, cromo, cobalto e rame) che venivano offerti come alternativa ai DiMarzio.

Articolo su Strumenti Musicali 1981 – clicca sulle immagini per leggere

Ci fu anche una piccolissima produzione di DM, ovvero le versioni doppio manico della M24 che furono create a 10 (chitarra e basso), 16 (chitarra 12 corde e basso) e 18 corde (manico 6 e manico 12).
Altri nuovi modelli furono la C33 e la C44 con il corpo in acero massiccio dello spessore di 42 mm e manico sempre acero.

Sempre nel periodo fine anni 70 inizi anni 80 nacque anche la famosa M33 Short Gun, conosciuta comunemente come “Fuciletto” per la strana forma del corpo (sempre in massello di Val di Fiemme) a forma di calcio di fucile.
In quegli anni iniziò anche una collaborazione con la Camac per il mercato tedesco.

Unibody M24

Unibody M24 e SC800 nel film “In viaggio con papà”

Unibody M20

Unibody DM 10, 16 e 18

Camac

Con la stessa tecnica nacque anche la C11, ispirata alla SG di Gibson. Anche la serie dei bassi si rinnovò con una nuova serie: a fianco alle chitarre C01 e C02 fu creato il B02 con le stesse tecniche costruttive e manico a scala corta.

Per i bassi scala lunga stile Fender nacquero il B55 ed il B55S, sempre con il corpo abete Val di Fiemme con finiture Natural, Cherry e Walnut (ordinabile anche fretless).

Discorso a parte fu la rara C22, una bella Les Paul molto leggera ed estremamente suonabile, costruita con un legno particolare di nome Jelutong. Ne furono fatte talmente poche che è quasi irreperibile e chi ne ha un esemplare lo tiene o se lo fa pagare caro.

Anche per queste linee era prevista la scelta tra pickup Eko o DiMarzio (la lettera S finale nella sigla significava che lo strumento montava i DiMarzio).

C11

C02

B55

CX7 Artist

C22

Il primo sistema di elettrificazione delle acustiche fu lo Shadow piezoelettrico (i migliori pickup sul mercato di allora) e di conseguenza nacque anche l’esigenza di avere un amplificatore da abbinare allo scopo. Al reparto della sezione amplificatori, il cui responsabile era Ferdinando Canale (poi fondatore della SR-Tecnology e della Sound Engineering), crearono il meraviglioso ed eccellente SC800, con cabinet in Val di Fiemme, del quale vennero prodotti due lotti da 50 esemplari.

Nei primi anni 80, per quanto riguarda la produzione delle chitarre, la sezione delle classiche vide, oltre alle già esistenti Alborada e Giuliani, la nascita delle Conservatorio 51 e Conservatorio 53, entrambe con tavola armonica in Abete Val di Fiemme massello e la Carulli tutta completamente in massello.

Per le acustiche, dal 1983 anche la Eldorado acquistò la tavola armonica in massello di Val di Fiemme e nacque il modello D100FP sempre con tavola in massello in pregiato Val di Fiemme.
Nel 1984 Korral e Chetro rimasero in produzione, scomparve la Ranger e subentrò la AW nelle versioni a 6 e 12 corde con amplificazione elettromagnetica al manico oppure rilevatore piezoelettrico al ponte.

La linea delle acustiche

Il modello di punta della chitarra classica divenne la TK Classic, a cassa bassa interamente in massello e con sistema di preamplificazione, della quale furono costruiti solamente una trentina di pezzi.
La Tk venne introdotta anche in versione Acoustic, sempre a cassa bassa e con preamplificazione (modello molto simile alla Takamine Ef391MR).

Ai tempi i più grandi musicisti italiani utilizzavano gli strumenti acustici EKO. Le Korral e Chetro erano comunemente suonate da Guccini, Franco Mussida, Teresa De Sio, Stefano Rosso, Ricchi e Poveri, Mauro Pagani, Mario Castelnuovo, Marco Ferradini, Lucio Violino Fabbri, Claudio Baglioni (anche con SC800), Ivan Graziani, Goran Kuzminac, Ricky Gianco, Fausto Leali, Francis Kuipers, Edoardo Bennato.

TK Classic

Per gli strumenti elettrici, nel 1983 arrivarono la M6 e la M7 che montavano Pickup “Magnetics”, entrambe attive, e i bassi MB9 e MB10, anch’essi con Pickup “Magnetics”.

Nel 1984 vide la luce la serie Master con i modelli M4, M4 e M4S Electroacoustic (presentate alla fiera di Milano appena prima del fallimento), la M5, la M7 e la M7 Deluxe. Il sistema Electroacoustic era un brevetto EKO che prevedeva un pickup piezoelettrico con 6 sellette separate inserite nel ponticello di una chitarra elettrica.

Nacque anche la serie Performance con le chitarre P100, P100 DeLuxe, P200, P200 DeLuxe. Tali modelli avevano corpo in ontano massello e manico in acero. La P100 Gipsy era come la P100 ma aveva un amplificatore incorporato con altoparlante tra il pick-up al ponte ed il manico.
I bassi della serie performance erano i B25 ed i B55.

M4S

P100

M4 Electroacustic

M5 (foto di Atraz)

M7 DeLuxe

Per venire incontro alle esigenze di un pubblico giovane rockettaro nacque anche la serie Tunderbolt, con il modello T40 (pick-up humbucker DiMarzio al ponte) e la T50 con due pick-up e nuovo design del corpo.

Anche le semiacustiche furono rinnovate, con i modelli SA29, SA39, SA39 Custom. I modelli di punta erano la SA396 e la SA396 Custom, entrambe con cassa da 60 mm e pick-up Attila Zoller oppure DiMarzio DP106.

Nel 1984 cominciarono a venire al pettine tutti i nodi dei problemi finanziari dell’azienda che, di conseguenza, chiuse nel 1985. L’istanza di fallimento è in data 21 maggio 1986 a cui segue una vendita gestita dal curatore fallimentare e così, tristemente, finisce la storia della VERA EKO.

Thunderbolt

Le semiacustiche SA

SA39

Ekoisti anni ’80

Franco Cerri con M-24

Ivan Graziani con Korral

Ivan Graziani con M-55 “Fuciletto”

Edoardo Bennato con Ranger 12 Electra

Edoardo Bennato con Korral e Lucio Bardi con M-24

Edoardo Bennato prova la sua E85 nella sala prove Eko

Franco Mussida (PFM) con DM-18

Patrick Djivas con MB-21

Patrick Djivas e Franco Mussida

Flavio Premoli (PFM) con Ekosynth P15

Rino Gaetano con un raro Bouzouki Eko

I Fratelli Balestra (Rocking Horse, Superobots) con le Crossbow (balestra, appunto), derivazioni della M33 “Fuciletto” scherzosamente create per loro dalla Eko

Bobby Solo con M-24

La Bottega Dell’Arte con una Fuciletto e un mini-ampli Polyphemus

La Bottega Dell’Arte – “Più di una canzone” con M-24, BM-21 e Ekosynth P15

Bernardo Lanzetti (Acqua Fragile – PFM) con una M-24

Donatella Rettore con una M-33 decorata con il Sol Levante

CLICCA IL PULSANTE E GUARDA!

Donatella Rettore – “Oblio” con CX-7 Artist  (alias “la Stratokiller”), M-24 e BX-7 

I Knack con le Fuciletto

Shane McGowan dei Pogues con una Ranger 12

Andy Wickett (ex Duran Duran) con Ranger 12

Ricchi e Poveri con Chetro e Korral

Vasco Rossi con Ranger 12 Electra

Roberto Puleo e CX-7 Artist “Stratokiller” con Riccardo Fogli

Ekoisti oggi

Mauro Pagani (PFM) con Bouzouki e Chetro

Fausto Leali e una delle primissime Korral

Giorgio Zito (Edoardo Bennato) con Ranger 12 Electra

Claudio Prosperini (Stradaperta – Venditti) con una rara M-24 12

Teresa De Sio con Korral

Francis Kuipers con la sua Korral Special autografa

Chiara Ciavello con Florentine single cutaway

Cristiano De Andrè con Bouzouki

Federico Poggipollini (Ligabue – Litfiba) con una 500

Saturnino con B02

De Gregori con 100/M

Johnny Winter con Ranger 12

Phil Rocker con 500

Sean Lennon con Ekomaster 400

Salutiamo e ringraziamo l’amico Julien D’Escargot per gentilissima e fondamentale consulenza e per l’enorme quantità di materiale messo a disposizione: senza di lui l’intero articolo Eko non sarebbe stato possibile.

Parte del materiale è stata reperita dal gruppo FB “Eko vintage guitars”, dove ex personale Eko e appassionati condividono immagini in loro possesso o trovate sul web. Un sincero ringraziamento va quindi anche a tutti loro.

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EKO – Gli anni ’60

By Amplificatori Vintage Italiani, Bassi Vintage Italiani, Chitarre Vintage Italiane, Oliviero Pigini, Personaggi Storici, Sintetizzatori Vintage ItalianiNo Comments

La Eko fu non solo la più grande fabbrica di chitarre d'Italia ma anche uno dei maggiori successi mondiali nel campo degli strumenti musicali. L'artefice di tale successo fu un personaggio di nome Oliviero Pigini e a lui dedichiamo questa mostra virtuale di celebrità che hanno imbracciato i suoi strumenti.

Lorenzo Tanini

Oliviero Pigini, fondatore della Eko

Oliviero Pigini fu un leone dell’industria italiana che , dalla fondazione della Eko nel 1960, riuscì da solo a portare la quota delle chitarre italiane esportate nel mondo dallo 0,8% del 1956 al 12% del 1965.

Dopo un inizio come produttore di fisarmoniche, Pigini decise di rivolgere la sua attenzione alle chitarre e nel 1956 fondò la Giemmei (Giocattoli Musicali Italiani) a Castelfidardo, con la quale gestiva la vendita per posta di chitarre di liuteria siciliana e importate dalla Jugoslavia.

Nel 1959 fonda la Eko S.A.S. di Oliviero Pigini & Co. e nel 1960 rilevò un ex-stabilimento di fisarmoniche ed inizio la produzione in proprio con il supporto di CRB Elettronica, che già dal 1958 progettava e produceva pick-up su richiesta di Pigini.

Nel 1964 la Eko si trasferirà a Recanati, dove, mentre Pigini e Augusto Pierdominici disegnano chitarre e bassi a marchio Eko, la fabbrica produrrà strumenti anche per altre grandi ditte come la Vox.

Nel 1965 inizia la produzione delle chitarre con i nomi di animali (Cobra, Barracuda, Dragon, Condor, Cygnus) e le nuove chitarre signature come Rokes, Kappa, Auriga, Pace.

Nel 1966 fonderà La Comusik, con la quale gestirà la commercializzazione degli strumenti (Eko, Vox, Thomas) e la Genim che gestirà la parte immobiliare come l’albergo Eko di Fano che, nelle intenzioni di Pigini, sarebbe stato l’hotel dedicato alla musica e agli artisti.

Sempre nel 1966 però si verifica un incendio (a detta di alcuni doloso), che distrugge una parte dello stabilimento di Recanati e Pigini inizia la costruzione del nuovo stabilimento di Montecassiano ma non ne vedrà mai la fine poichè un infarto arresterà la sua corsa ad inizi 1967 a soli 44 anni.

Pigini con il personale della Eko

La fabbrica Eko

Purtroppo la scomparsa di Pigini coincide con l’inizio di una crisi del mercato causata dalla concorrenza asiatica e per alcune scelte non proprio azzeccate e lungimiranti: sotto la guida di Augusto Pierdominici la Eko aggiorna e diversifica la produzione, mettendo in secondo piano il reparto chitarre e puntando tutto sugli strumenti musicali elettronici, le tastiere e gli effetti incorporati come nelle chitarre Vox.

Soluzione questa che si sarebbe rivelata fallimentare, non perchè mancassero idee e innovazione, tutt’altro (prova ne è la mitica drum machine Computerythm), ma grazie alla politica commerciale aggressiva giapponese anche in campo elettronico (il governo giapponese sovvenzionava ampiamente le proprie ditte musicali mentre il governo italiano pensava a sovvenzionare il “vampiro” FIAT, che avrebbe condotto al fallimento la scena automobilistica italiana, trascinandosi dietro tutti i marchi migliori acquisiti nel tempo).

Il mercato degli strumenti a corde invece non era affatto in calo perchè la scena musicale non si fermava mai e mantenne le sue posizioni anche durante gli anni 70, 80 e a seguire. Questo mentre la Eko pagò le scelte sbagliate come quella di ripiegare sulla produzione di copie e strumenti elettronici, arrestando di fatto la curva ascendente che Pigini aveva impressso alla produzione italiana nel mercato mondiale degli strumenti musicali.

Gli ultimi tentativi di riportare la Eko ai tempi gloriosi furono sotto la guida oculata di Remo Serrangeli, che, con idee produttive innovative, iniziò una produzione di chitarre e bassi di alta qualità ma l’improvvisa entrata in campo di una nuova gestione scellerata vanificò gli sforzi portando la Eko alla chiusura a metà anni 80.

Questo articolo sarà quindi una celebrazione dello storico marchio italiano, attraverso le immagini di musicisti, artisti e quanti altri hanno amato ed usato i suoi strumenti nel corso del tempo.

Maurizio Vandelli ne I Giovani Leoni, con Eko Master 400

Victor dell’Equipe 84 con la chitarra della Pace

I Dik Dik con strumenti prototipo

The Rokes con i celebri strumenti che portano il loro nome

The Rokes – Grazie a te

Caterina Caselli con Ranger 12 Electra

Adriano Celentano con Ekomaster 400

Rita Pavone (basso 995) e Giancarlo Giannini

Dario Toccaceli con Eko 100

Ricky Shayne con Eko 100

I Kings con le Eko Kappa, create per loro

Le Snobs con chitarre e basso della linea Cobra

Clicca il pulsante e guarda Le Snobs con gli strumenti Eko (Basso e chitarra Cobra, Organo Ekosonic)

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Herbert Pagani con Ranger 12

Fausto Leali con Ranger 6 Electra

L’avventura internazionale

Pigini stabilì diversi contatti con distributori esteri, tra cui i fratelli Lo Duca per gli Usa. Perciò chitarre e bassi Eko si possono trovare con altri marchi come Eston, Shaftesbury e in seguito anche D’Agostino, Camac… Alcune Vox erano semplicemente delle Eko rimarchiate.

Oliviero Pigini (a sinistra) con Tom Lo Duca, importatore USA della Eko.

Dick Elliot, testimonial e dimostratore della Eko per gli Usa

The Grass Roots

The Blue Chip Village Band

The Jackson Five

La Eko 100 di Jimi Hendrix

Pete Townshend

Roger Daltrey

Al Stewart

Brigitte Bardot

Les Disciples

Gary Burger (The Monks)

L’articolo continua nella seconda parte: Eko – gli anni ’70

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Eko Dragon Electronic Renato Rascel

By Chitarre Vintage Italiane, Bassi Vintage Italiani, Effetti Vintage ItalianiNo Comments

Abbiamo in vetrina uno strumento particolare, la Eko Dragon appartenuta a Renato Rascel e sappiamo già che faremo la felicità dei collezionisti dicendo che è in vendita.

Lorenzo Tanini

Renato Rascel con Marisa Allasio nel film “Arrivederci Roma”

Renato Rascel, al secolo Renato Ranucci, è stato un artista poliedrico di grande fama, soprattutto nel periodo che va dagli anni 40 agli anni 70. Era attore, comico, cantautore, ballerino, presentatore e e addirittura giornalista.

Compose un brano per Sanremo e anche la famosissima “Arrivederci Roma”, tema del film omonimo che interpretò al fianco di Marisa Allasio, celebre attrice e sex symbol del periodo. Lavorò molto nel cinema e in teatro.

In televisione fu particolarmente famosa la serie di telefilm Rai “I racconti di padre Brown”, tratta dai noti racconti di Chesterton.

Ad un certo punto della sua vita, Rascel acquistò o commissionò una Eko Dragon Electronic.

Catalogo EKO 1967

La Eko Dragon è uno strumento di alta fascia che veniva prodotto dalla Eko in numero limitato, la versione Electronic è ancora più rara e reca una serie di effetti onboard piuttosto interessanti e niente affatto inutili.

Essendo le Dragon Electronic fabbricate in parallelo con le chitarre Vox, gli effetti, fuzz, bass & treble boost e tremolo, sono dello stesso tipo di quelli che si trovano sulle Ultrasonic, Chetaah, Bossman, Grand Prix Starstream, ma anche sulla Apollo, chitarra che veniva sempre prodotta da Eko per la Vox ed era praticamente la versione per gli Usa della Dragon, con un solo pickup e paletta di foggia diversa.

L’attrice Elizabeth Montgomery con una coloratissima versione di una Vox Apollo, in un episodio della celebre serie tv “Vita da Strega”

La Vox entrò con forza negli Stati Uniti e gli strumenti prodotti dalla Eko fecero furore nel mercato americano, le si vedevano in mano a molti dei gruppi psichedelici e pop dell’epoca, diventandone un simbolo. Si può addirittura ammirare una Apollo rifinita in colorazione psych imbracciata da Elizabeth Montgomery in un divertente episodio della celebre serie tv “Vita da Strega”.

La prima produzione della Dragon risale al 1967 e si tratta di uno degli ultimi progetti dell’allora patron Oliviero Pigini, con disegno di Augusto Pierdominici. La volontà era di offrire uno strumento professionale, d’elite, ma che non lo fosse anche nel prezzo. Si noti, ad esempio, che fu uno dei primi strumenti ad avere come chiavette le Grover die cast, che Pigini stesso ordinava negli Usa.

Legni d’eccellenza: ciliegio massello, acero occhiolinato, ebano.

Essendo una semiacustica hollow, cioè a cassa interamente vuota, suona molto bene sia da spenta che da elettrica. I pickup Eko Ferro-sonic sono molto corposi, molto più dei comuni single coil, allo  stesso tempo definiti e potenti.

Gli effetti hanno una sonorità molto attuale, soprattutto il fuzz e il boost, entrambi molto belli. Il tremolo si rivela un effetto interessante e che può ancora essere utilizzato con gusto. Gli effetti sono alimentati da due pile a 9 volt che non passano per il circuito primario, quindi se mancanti la chitarra funzionerà normalmente da passiva.

Un demo audio vintage delle Vox ci fa capire come suonano gli effetti onboard

Il manico è in tre pezzi di acero, è piuttosto sottile, scorrevole e comodissimo. La tastiera è in ebano con binding, la cassa ha fondo e tavola scavate in due pezzi di ciliegio massello. Il binding fronte/retro della cassa è molto elaborato e di gusto.

Il tremolo, in stile Bigsby, era fabbricato presso una fonderia di Civitanova Marche e le chiavette erano, di serie nella Electronic, le Grover Die Cast.

Gli operai Eko, capendone l’importanza, erano particolarmente orgogliosi di lavorare a questi strumenti e ci mettevano tutta la passione nel fabbricarle. Il tempo gliene ha reso merito perchè le Dragon sono arrivate ad oggi in condizioni eccellenti.

Di questa Dragon Electronic di Rascel ci parla Luciano Dell’Aquila, suo attuale proprietario:

«Rara e super equipaggiata, questa Eko Dragon fu di Renato Rascel, che la regalò al suo pianista Tony Sechi a Metá dei 70. Tony sposò mia sorella Liliana, nell’anno 83 e mi donò la chitarra, contento che ne avessi cura.

Me la portai in tour e a Padova le trovai un bel fodero rigido. Poi la usai solo in studio per registrare, troppo preziosa per portarla in locali fumosi e affollati. Vorrei venderla a qualcuno che la trattasse bene, é stata con me per circa 40 dei suoi 53 anni.

Tavola e fondo scolpiti in masello di ciliegio. Manico in tre pezzi incollati d’acero europeo, piatto dietro, stretto. Tastiera “vintage”, tasti in buone condizioni, tastiera in ebano. Segnatasti in celluloide, “binding” bianco su manico e a scacchi sulla cassa.

Panoramica della Dragon Electronic appartenuta a Renato Rascel

Tremolo meccanico tipo “Bigsby”, circuito a tre pick-up “Single-Coil” con interruttore per ognuno, potenziometri tono e volume in passivo. Installando 2 pile (9v) nel vano posteriore, si rendono attivi il distorsore, il tremolo elettronico e il treble/bass booster, tutti molto efficaci.

Timbriche vaste, nel range Fender, Gretsch, Rickenbacker. Meccaniche “Grover” originali. Questa bella Marchigiana conferma il talento della marca di Recanati, del “Made in Italy” e che il ” Multi-Bottonismo” dei 60 non sempre fu mero adorno.»

 

Per richieste info ed acquisto, rivolgersi a Gisèle

…ma come suona questa Eko Dragon Electronic che fu di Renato Rascel?

Clicca il pulsante e sblocca il video demo dei suoni della Eko Dragon Electronic di Renato Rascel

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…e il basso?

La versione basso è un animale estremamente sensuale e ricercato: la forma slanciata della paletta si sposa alla perfezione con le rotondità del corpo e quel bloccacorde così particolare è quasi un’opera d’arte di design minimalista…

Ringraziamenti

Purtroppo, postumi.

Un ringraziamento doveroso e sentito và all’intraprendenza tutta italiana che Oliviero Pigini impresse alla EKO, facendola diventare la fabbrica di strumenti a corda più grande e attiva d’Europa.

Un grazie di cuore ad Augusto Pierdominici, un grande designer e tecnico, il cui estro viene scoperto ed apprezzato sempre di più nel corso del tempo.

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Wandré Etrurian Basso

By Bassi Vintage Italiani, Personaggi Storici, Wandrè2 Comments

Siamo lieti di inaugurare la "vetrina" di Classic2vintage con questo rarissimo pezzo di Italica produzione: uno splendido esemplare di basso Etrurian di Wandrè.

Lorenzo Tanini

Come molti appassionati sapranno, Wandrè era il nome di battaglia di Antonio Pioli, il genio di Cavriago, piccolo centro situato nella pianura padana.

Studioso di ingegneria e artista, prima che liutaio, Pioli cominciò ad interessarsi alle chitarre nella metà degli anni cinquanta e nel 1959 costruì una rivoluzionaria fabbrica tonda, nella quale avrà sede la sua particolare “liuteria”.

Il signor Wandrè è stato l’autore di alcuni fra i più sconvolgenti strumenti di liuteria moderna, sia elettrica (in buona parte strumenti a cassa vuota ma anche varie solid body) che acustica (lo splendido contrabbasso Naika).

Gran parte dei suoi strumenti presentano soluzioni innovative come il manico in alluminio ricoperto di resina PVC e speciali pickups ed elettronica di fabbricazione Davoli con bobina che cambia l’impedenza del pickup, così da poter ottenere da un unico rilevatore due timbriche molto definite, come se i pickup fossero due.

Grazie a questo accorgimento, in combinazione con il controllo toni, le sfumature sonore diventano molteplici e sorprendenti.

Ma la cosa che salta subito all’occhio sono le forme assolutamente inedite e le decorazioni estremamente artistiche e colorate dei suoi strumenti.

Copertina del 45 giri “Chi lo sa” (1966) del gruppo Beat degli Im-Pact, sulla quale campeggiano due Wandré Scarabeo con al centro un Etrurian

E’ il caso dello splendido Basso Etrurian che è oggetto del presente articolo: uno strumento che, come il nome suggerisce, prende ispirazione dalla civiltà etrusca, riproponendo in forme e colore un tipico vaso bucchero e utilizzando le spalle mancanti come richiamo ai manici del bucchero stesso, donandogli anche una forma ricurva che ricorda i Litui etruschi.

Ma anche il manico, il cui diapason è 854 mm, ha una forma che può ricordare vagamente anche il Lituo di Bach, una leggendaria tromba dalla forma estremamente allungata che è stata recentemente ricostruita.

I primi esemplari avevano un unico pickup al manico, controllo tono e volume e un interruttore on-off per il pickup.

Il legno usato per il body è l’ Ayous o Obeche (un tipo di essenza centro africana), body nel quale è ricavata un’ampia camera tonale che conferisce al basso un’estrema leggerezza.

A chiuderla troviamo dei pick-guard che può essere in plexiglass bianco, nero o rosa, oppure in formica color legno con talvolta una decorazione a foggia di giglio fiorentino.

In seguito arriverà anche l’Etrurian con due pickup.

Per maggiori informazioni vi rimandiamo all’ottimo libro “Wandré – L’artista della chitarra elettrica” scritto dal maggior esperto di Wandré, il dott. Marco Ballestri.

L’ Etrurian Basso, concepito da Wandrè in collaborazione con il giovane designer Stefano Beltrami, è innegabilmente un esempio di arte concettuale, dove lo stile moderno si lega mirabilmente al passato e il design si sposa perfettamente con l’ergonomia dello strumento elettrico. 

Ne nasce un’opera indimenticabile, che proseguirà la sua vita nel tempo, passando nelle mani di musicisti attuali e futuri: cosa potremmo desiderare di più per l’arte, se non il suo continuo rinnovarsi per rimanere eterna?

L’esemplare che vi presentiamo nelle seguenti immagini è di proprietà del collezionista Alessandro Marziali, si tratta di una prima edizione con unico pickup e mascherina in formica, senza il tipico copri-paletta in plastica, disegnato anch’esso dal designer Stefano Beltrami in collaborazione con Wandré, che verrà apposto a partire dalla seconda metà del 1965. E’ presente invece la linguetta stilizzata sulla sommità della paletta.

Sono state aggiunte 3 viti, una come rinforzo alla placca del manico e due per spostare l’attacco per la tracolla. Con il tempo e l’uso si è verificata una crepa nella copertura in PVC del manico, tra il terzo e il quinto tasto.

Non essendo stato possibile sostituire il pezzo, data la quasi irreperibilità delle parti di ricambio, ed essendo il manico ottimamente suonabile allo stato attuale, si è preferito non effettuare interventi invasivi ma solo conservativi.

Lo strumento è stato quindi totalmente pulito e revisionato, corde nuove, funziona perfettamente e con la tipica ottima suonabilità.

Per ulteriori informazioni e contatti, rivolgersi ad Alessandro, all’indirizzo [email protected]

Clicca il pulsante e sblocca il video demo che mostra le possibilità sonore del Wandré Etrurian.

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Ringraziamenti

Ringraziamo il guppo Facebook Wandré Guitars che, nella persona del dottor Marco Ballestri, ci ha cortesemente fornito materiale informativo e fotografico, nonchè gentile consulenza.

Un ringraziamento doveroso và poi all’artefice di tutto, quel Wandré che ci ha lasciato un patrimonio di arte e innovazione che non manca mai di farci rimanere in stupefatta ammirazione.

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Harmond De Luxe Viola Bass

By Bassi Vintage ItalianiNo Comments

Una delle cose più affascinanti degli strumenti vintage italiani, è il fatto di ritrovarsi, come dei novelli Indiana Jones, in una continua e soprendente scoperta di marchi sconosciuti.

Lorenzo Tanini

E’ il caso di questo Armond De Luxe, con il quale inauguriamo la sezione Bassi di Classic2vintage.

Si tratta di un classico viola bass molto ben realizzato e dalle tonalità ambrate assolutamente accattivanti, che sprigionano il tipico calore degli strumenti vintage di “quelli belli”.

Il suo possessore, il collezionista Massimo Bellomo, ci narra qualcosa della sua storia:

“Acquistai questo basso nel 1975. Era il mio primo basso, un usato economico, anche se in ottime condizioni. L’ho suonato (e maltrattato) fino al 1980, poi è stato riposto in soffitta, dove è rimasto fino a marzo 2020 quando, approfittando del lock down, e stato “riesumato”, ripulito e settato al meglio.

Oggi lo strumento si presenta in condizioni pressoché originali (fatta eccezione per l’abbassacorde, che verrà presto sostituito con gli originali “a farfalla”).

Non mi è mai capitato di vederne uno uguale con lo stesso marchio, ma da ricerche effettuate on line ho scoperto che il marchio Harold-Jackson (Manlio Accoroni di Castelfidardo, titolare dell’ex fabbrica di fisarmoniche ELETTRA, il cui stabile era la vecchia fabbrica della Polverini Bros poi demolita) ne produceva modelli molto simili.”

Non sono attualmente disponibili altre informazioni su questo strumento ma, come da nostra usanza, continueremo la ricerca e vi terremo informati aggiornando l’articolo appena verranno reperite nuove notizie.

Nel frattempo gustiamoci altre immagini e video test di questo affascinante basso.

Aggiornamento:

Durante le ricerche è saltata fuori anche una chitarra Harmond Del Luxe ed è in vendita. Le immagini si trovano alla fine dell’articolo, chi fosse interessato all’acquisto, può rivolgersi al proprietario, Mattia Benvenuti.

Clicca il pulsante e sblocca altri due video per sentire il suono dell’ Harmond De Luxe su Sympathy for the Devil e in ambito Rythm & Blues.

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La chitarra Harmond De Luxe è una offset che dichiarà immediatamente la sua italianità, a partire dallo “zero fret”. Ha i classici controlli volume + tono e un controllo rotativo di selezione dei pickup, con anche la posizione “zero” per silenziare lo strumento senza agire sul volume.

La regolazione del truss rod è tipicamente al tacco del manico e si può agire su di essa senza dover separare il manico dalla cassa, come accadeva sulle Fender, con notevole aumento di praticità e assoluto risparmio di tempo. Questa soluzione, di origine italiana, si ritrova oggi, assurdamente, quasi solamente sugli strumenti EKO e Ernie Ball Music Man.