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Wandrè

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Wandrè Blue Jeans

By Chitarre Vintage Italiane, Personaggi Storici, WandrèNo Comments

Oggi presentiamo una splendida Wandrè Blue Jeans di proprietà del collezionista Renato Cavallaro.

Lorenzo Tanini

Una delle primissime Blue Jeans con manico in legno.

La Blue Jeans, come anche il nome suggerisce, nasce come strumento economico dedicato ai giovani principianti o dilettanti.

Molto probabilmente antecedente alla sorella Piper, la B.J. verrà poi rinominata Teenager, a sugellare ancora di più il suo essere destinata principalmente a quella fetta di mercato.

Principale differenza con la Piper, è la spalla mancante Florentine, che ne alleggerisce la silouette, rendendola ancora più provocante e moderna, un classico moderno come i blue jeans, si potrebbe dire.

Per rendere più economica la BJ fu deciso di utilizzare un manico in legno, invece che di alluminio, e (su suggerimento di Athos Davoli) l’abolizione di tutti gli elementi non strettamente indispensabili come la presa jack, che venne sostituita con un cavo attaccato al battipenna.

Il prezzo venne così fissato a 18.000 lire per la chitarra e 34.000 per il set chitarra + amplificatore da 4-5 watt.

Attraverso varie modifiche, la Blue Jeans rimarrà in produzione dal 1958-59 fino al 1967, diventando così il modello più popolare e venduto della produzione Wandrè.

Nel corso degli anni, la B.J. subirà diverse modifiche, tra cui alcune rarissime come i primissimi esemplari con manico in legno dalla particolare sezione a trifoglio, quelle con i fori armonici dalla curiosa sagoma che ricorda lo zoccolo del cammello, quelle prive di fori armonici e con 3 pick-up.

Nel 1961 verranno inserite la Nuova B.J. e la B.J. Major.

La prima ha manico con “anima indeformabile in metallo, registrabile (brevetto Wandrè)” e vernice poliestere.

La Major invece ha manico in alluminio con paletta, sempre di alluminio, saldata. Il suddetto manico è fissato al corpo tramite un dispositivo basculante che consente la regolazione fine dell’angolazione manico-cassa e di conseguenza dell’action.

Ulteriori aggiunte furono il ponticello regolabile in altezza, il piano armonico convesso con una nuova foggia dei fori armonici, un nuovo battipenna dotato di due pick-up, controllo volume e tono e uscita jack microfonica.

Nelle B.J. si susseguirono poi ulteriori modifiche, come il battipenna in plexyglass, il manico neck-thru, la foggia differente dei fori armonici ed addirittura la loro scomparsa.

Il nome Tri-Lam è invece improprio e deriva dal compensato tri-lamellare con il quale veniva fabbricata la B.J. ma anche la maggior parte degli altri modelli Wandrè.

Per maggiori informazioni vi rimandiamo all’ottimo libro “Wandré – L’artista della chitarra elettrica” scritto dal maggior esperto di Wandré, il dott. Marco Ballestri.

…ma come suona?

Clicca il pulsante e ascolta il suono della Blue Jeans dalle dita del grande Mario Evangelista.

Panoramica della stupenda Blue Jeans di Renato Cavallaro

Una recensione di una Wandrè Blue Jeans del nostro affiliato Fernando Temporão

Ringraziamenti

Ringraziamo il guppo Facebook e nostro affiliato Wandré Guitars che, nella persona del dottor Marco Ballestri, ci ha cortesemente fornito materiale informativo e fotografico, nonchè gentile consulenza.

Un ringraziamento doveroso và sempre all’artefice di tutto, quel Wandré che ci ha lasciato un patrimonio di arte e innovazione che non manca mai di farci rimanere in stupefatta ammirazione.

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Wandrè Rock 6

By Chitarre Vintage Italiane, Personaggi Storici, WandrèNo Comments

Parlando di personaggi iconici, è difficile che non venga subito in mente Wandrè con i suoi lavori al limite del paranormale e la Rock 6 è una delle sue più strane creature.

Lorenzo Tanini

Trovarsi al cospetto di uno strumento di Wandrè è come trovarsi di fronte ad un’opera d’arte moderna, lavori del genere dovrebbero avere un loro posto di diritto in ogni museo di arte contemporanea del mondo, talmente sono votate al design e all’arte concettuale.

Il nostro amico Gordy ha gentilmente prestato i suoi due esemplari di Rock 6 per la realizzazione di questo articolo, dicendoci che una delle due chitarre è disponibile per la vendita.

Incredibilmente ispirata alla tavoletta del w.c., prende le sue forme dalla Spazial, modello del quale conserva il perimetro ma modificandone sensibilmente le dimensioni: la Rock è più lunga di circa 7 cm, più stretta di circa 5 alle spalle e 7 ai fianchi mentre lo spessore è di circa 2 mm in meno.

Il modello Rock, sia basso che chitarra, è una vera e propria scultura, che richiama feticci e simbolismi ancestrali, una sorta di idolo ligneo inneggiante alla ‘Libertà’, che Wandrè identificava nel rock ma anche nell’atto della minzione stessa in quanto atto liberatorio, da questo l’ispirazione alla forma della ciambella del w.c.

L’essenza scelta per il body è il meraviglioso Padouk africano finito ad olio, legno durissimo e pesante tanto quanto affascinante, che contribuisce a conferire un gusto tribale a questo strumento unico.

Come di prassi, manico e paletta sono in alluminio, neck through e con la consueta copertura in plastica sul retro. Inizialmente attraversava il foro maggiore fino al tallone, ancorandosi ad una staffa trapezoidale di alluminio. In seguito venne accorciato e il foro rimase così libero, con grande guadagno del look generale dello strumento.

Per la Rock 6 non venne disegnata una paletta dedicata ma furono utilizzati i modelli già montati su Selene, Waid e Spazial dello stesso periodo.

La parte elettronica consta di due pickup Davoli e di volume, tono e selettore dei pickup, inseriti nel tipico scatolotto di lamiera di ottone cromato già usato in tutte le altre chitarre tranne la Bikini.

La particolarità estrema delle forme di questo strumento è data appunto dai due fori che si aprono nel body, quello grande che spesso ha forma di cuore o fagiolo, e quello piccolo, di sagoma variabile dal rotondo all’ellittico.

Si è erroneamente pensato che la foggia dei fori corrispondessero a diversi periodi produttivi, mentre più probabilmente differivano a piacere dell’operatore addetto alla sagomatura, oppure, molto più spesso, erano dettati dalla necessità di correggere eventuali difetti del legno, errori o scheggiature verificatesi durante la lavorazione di un legno difficile come il Padouk.

La Rock 6 è caratterizzata da un suono decisamente caldo e da un notevole sustain donato dal Padouk e dal foro inferiore che donna al corpo una forma tipo il celebre Scacciapensieri (o Marranzano), imitandone le capacità fisiche.

In questa chitarra ci si può soprendere a vederci di tutto, da una strana faccia con un solo occhio, alla sagoma di un uccello (personalmente ci vediamo qualcosa di molto simile all’uccellino Woodstock dei Peanuts).

La Rock 6 venne prodotta dal 2 settembre 1961 fino alla fine del 1962, i due esemplari qua in esposizione appartengono alla produzione del 1962.

Per ulteriori informazioni vi rimandiamo all’ottimo libro “Wandré – L’artista della chitarra elettrica” scritto dal maggior esperto di Wandré, il dott. Marco Ballestri.

Panoramica della Wandrè Rock 6

Vi starete chiedendo quale delle due chitarre sia in vendita, ebbene si tratta dell’esemplare con i segnatasti a dot che vi mostriamo qua sotto.

Sembra che questo esemplare sia lo stesso suonato da Eddy Grant con gli Equals, come visibile nel video di ‘Baby come back’ a Top of the Pops.

Per richieste di informazioni potete rivolgervi a Gordy.

Eddy Grant con The Equals in ‘Baby come back’ (Top of the Pops – 1968)

…ma il suono com’è?

Clicca il pulsante e sblocca il video demo dei suoni della Wandrè Rock 6

…e il basso?

La versione basso probabilmente nacque prima della chitarra, e fu battezzata, appunto, Rock Basso.

Chitarra e basso condividevano lo stesso diapason di 32,6 ma il basso aveva un solo pickup e rimase in produzione fino alla fine del 1964.

Paletta e attaccacorde erano gli stessi del modello Waid e anche il controllo di volume, come nello stesso Waid, si trovava alla base dell’attaccacorde.

Come suona un Wandrè Rock Basso

Ringraziamenti

Ringraziamo il guppo Facebook e nostro affiliato Wandré Guitars che, nella persona del dottor Marco Ballestri, ci ha cortesemente fornito materiale informativo e fotografico, nonchè gentile consulenza.

Un ringraziamento doveroso và sempre all’artefice di tutto, quel Wandré che ci ha lasciato un patrimonio di arte e innovazione che non manca mai di farci rimanere in stupefatta ammirazione.

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Wandré Etrurian Basso

By Bassi Vintage Italiani, Personaggi Storici, Wandrè2 Comments

Siamo lieti di inaugurare la "vetrina" di Classic2vintage con questo rarissimo pezzo di Italica produzione: uno splendido esemplare di basso Etrurian di Wandrè.

Lorenzo Tanini

Come molti appassionati sapranno, Wandrè era il nome di battaglia di Antonio Pioli, il genio di Cavriago, piccolo centro situato nella pianura padana.

Studioso di ingegneria e artista, prima che liutaio, Pioli cominciò ad interessarsi alle chitarre nella metà degli anni cinquanta e nel 1959 costruì una rivoluzionaria fabbrica tonda, nella quale avrà sede la sua particolare “liuteria”.

Il signor Wandrè è stato l’autore di alcuni fra i più sconvolgenti strumenti di liuteria moderna, sia elettrica (in buona parte strumenti a cassa vuota ma anche varie solid body) che acustica (lo splendido contrabbasso Naika).

Gran parte dei suoi strumenti presentano soluzioni innovative come il manico in alluminio ricoperto di resina PVC e speciali pickups ed elettronica di fabbricazione Davoli con bobina che cambia l’impedenza del pickup, così da poter ottenere da un unico rilevatore due timbriche molto definite, come se i pickup fossero due.

Grazie a questo accorgimento, in combinazione con il controllo toni, le sfumature sonore diventano molteplici e sorprendenti.

Ma la cosa che salta subito all’occhio sono le forme assolutamente inedite e le decorazioni estremamente artistiche e colorate dei suoi strumenti.

Copertina del 45 giri “Chi lo sa” (1966) del gruppo Beat degli Im-Pact, sulla quale campeggiano due Wandré Scarabeo con al centro un Etrurian

E’ il caso dello splendido Basso Etrurian che è oggetto del presente articolo: uno strumento che, come il nome suggerisce, prende ispirazione dalla civiltà etrusca, riproponendo in forme e colore un tipico vaso bucchero e utilizzando le spalle mancanti come richiamo ai manici del bucchero stesso, donandogli anche una forma ricurva che ricorda i Litui etruschi.

Ma anche il manico, il cui diapason è 854 mm, ha una forma che può ricordare vagamente anche il Lituo di Bach, una leggendaria tromba dalla forma estremamente allungata che è stata recentemente ricostruita.

I primi esemplari avevano un unico pickup al manico, controllo tono e volume e un interruttore on-off per il pickup.

Il legno usato per il body è l’ Ayous o Obeche (un tipo di essenza centro africana), body nel quale è ricavata un’ampia camera tonale che conferisce al basso un’estrema leggerezza.

A chiuderla troviamo dei pick-guard che può essere in plexiglass bianco, nero o rosa, oppure in formica color legno con talvolta una decorazione a foggia di giglio fiorentino.

In seguito arriverà anche l’Etrurian con due pickup.

Per maggiori informazioni vi rimandiamo all’ottimo libro “Wandré – L’artista della chitarra elettrica” scritto dal maggior esperto di Wandré, il dott. Marco Ballestri.

L’ Etrurian Basso, concepito da Wandrè in collaborazione con il giovane designer Stefano Beltrami, è innegabilmente un esempio di arte concettuale, dove lo stile moderno si lega mirabilmente al passato e il design si sposa perfettamente con l’ergonomia dello strumento elettrico. 

Ne nasce un’opera indimenticabile, che proseguirà la sua vita nel tempo, passando nelle mani di musicisti attuali e futuri: cosa potremmo desiderare di più per l’arte, se non il suo continuo rinnovarsi per rimanere eterna?

L’esemplare che vi presentiamo nelle seguenti immagini è di proprietà del collezionista Alessandro Marziali, si tratta di una prima edizione con unico pickup e mascherina in formica, senza il tipico copri-paletta in plastica, disegnato anch’esso dal designer Stefano Beltrami in collaborazione con Wandré, che verrà apposto a partire dalla seconda metà del 1965. E’ presente invece la linguetta stilizzata sulla sommità della paletta.

Sono state aggiunte 3 viti, una come rinforzo alla placca del manico e due per spostare l’attacco per la tracolla. Con il tempo e l’uso si è verificata una crepa nella copertura in PVC del manico, tra il terzo e il quinto tasto.

Non essendo stato possibile sostituire il pezzo, data la quasi irreperibilità delle parti di ricambio, ed essendo il manico ottimamente suonabile allo stato attuale, si è preferito non effettuare interventi invasivi ma solo conservativi.

Lo strumento è stato quindi totalmente pulito e revisionato, corde nuove, funziona perfettamente e con la tipica ottima suonabilità.

Per ulteriori informazioni e contatti, rivolgersi ad Alessandro, all’indirizzo [email protected]

Clicca il pulsante e sblocca il video demo che mostra le possibilità sonore del Wandré Etrurian.

Ringraziamenti

Ringraziamo il guppo Facebook Wandré Guitars che, nella persona del dottor Marco Ballestri, ci ha cortesemente fornito materiale informativo e fotografico, nonchè gentile consulenza.

Un ringraziamento doveroso và poi all’artefice di tutto, quel Wandré che ci ha lasciato un patrimonio di arte e innovazione che non manca mai di farci rimanere in stupefatta ammirazione.