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Alastair Riddell è un personaggio mitico in Nuova Zelanda, un folletto magico che ha iniziato a suonare in gruppi all'età di quattordici anni e per tutta la vita ha continuato a scrivere musica e ad esibirsi in pubblico, in una carriera che attraversa un arco di oltre 50 anni.

Lorenzo Tanini

Alastair Riddell giovanissimo

Alastair Riddell iniziò come membro degli Original Sun con suo fratello Ron alla fine degli anni sessanta, con i quali passò dal blues alla John Mayall a quello più psichedelico sull’onda dei Cream e Hendrix.
Nel 1971, ai tempi in cui studiava antropologia all’Università di Auckland, incontrò il tastierista Tony Rayner e il batterista Paul Crowther (proprio il creatore del mitico overdrive Hot Cake). Con l’aggiunta del chitarrista Paul Wilkinson e del bassista Peter Kershaw (anch’ègli ex Original Sun), formarono un gruppo chiamato Orb.

Alastair Riddell con The Original Sun

Riddell con gli Orb

Gli Orb erano una band universitaria che proponeva repertorio di Genesis, King Crimson, Yes e David Bowie, con l’aggiunta di alcuni brani originali. Erano della scuola post-hippy, artisti determinati ad aderire ai valori della Love Generation ma estremamente preoccupati di non commettere gli stessi errori. Ragazzi molto seri e scrupolosi, del tutto scevri dall’edonismo.

Il progetto Orb era al passo coi tempi e gli studenti di Auckland li seguivano ma non erano in numero sufficiente a poter sostenere il gruppo. Resistettero fino al 1973, una delle poche synth band zelandesi, con Riddell che suonava un sintetizzatore costruito dal già mago dell’elettronica Paul Crowther.

Sia Rayner che Riddell erano fiduciosi delle capacità del gruppo e volevano portarlo in Gran Bretagna ma gli altri ragazzi non erano preparati a correre il rischio di fallire, quindi dopo la loro esibizione al Ngaruawahia Music Festival del 1973, gli Orb si sciolsero.

E mentre Alastair Riddell in seguito raggiunse la fama nazionale come leader degli Space Waltz. Rayner, Crowther e Wilkinson divennero tutti membri degli Split Enz.

Ed eccoci alla parte dove Riddell mette insieme l’amico Eddie Rayner con Greg Clark, Peter Cuddihy, Brent Eccles e le Yandall Sisters ai cori e partorisce il disco ospite di questo articolo, quel concentrato di emozioni glam, progressive e atmosfere intimiste che va sotto il nome di Space Waltz.

Alastair Riddell & Space Waltz

In quel periodo i Roxy Music, Mark Bolan e David Bowie furono fonte di particolare ispirazione per i musicisti e i giovani del periodo, era piuttosto logico che chi avesse mire commerciali pensasse bene di sposare l’utile al dilettevole ed ecco nascere Space Waltz, all’insegna di un glam appariscente ma allo stesso tempo racchiudendo in sé un’interiorità particolare che si snoda attraverso blues, soul, rock’n’roll, psichedelia per approdare ad una ballad talmente emotiva da far drizzare i peli sulla nuca.

Mi viene da pensare ad Alastair Riddell come ad un fratello neozelandese di Alex Chilton: un artista che riesce a legare mirabilmente profonda intelligenza ed emotività a musica melodicamente e commercialmente accattivante.

L’album Space Waltz

La copertina dell’album Space Waltz

Il lato A si apre con “Fraulein Love”, un pezzo in stile Roxy; rock forte e travolgente, un bel ritornello pesante e alcuni ottimi lick di chitarra fanno da base ad un canto in stile Ferry e Riddell non ne fa mistero alcuno (“Here I say ‘ta’ to Bryan” scrive accanto al titolo nel foglio dei testi).

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Freulein Love

Si prosegue con “Beautiful Boy”, un ottimo pezzo commerciale e carino per catturare le orecchie dell’ascolatatore medio, nulla di eclatante forse ma il suo “sporco lavoro” lo fa bene.

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Beautiful Boy

E quando pensi di trovarti davanti all’ennesimo dischetto glam del periodo, ecco spuntare improvvisa ed imprevista “Seabird”, l’opera magna dell’album. Una ballata impressionante, che inizia con un solido incedere di batteria prima che entrino piano e mellotron di Tony Raynor (Raynor ai tempi era già il mago della tastiera degli Split Enz).
La canzone si conclude placandosi con il ritmo del tamburo di nuovo e i cori di mellotron. Bellissima.

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Seabird

Il lato uno si chiude con l’avviso urlato “Watch out young love!” della hit del gruppo, ‘Out on the Street’ (nel titolo scorgo un altro flebile richiamo ai Big Star di “In The Streets”), in una versione diversa da quella del singolo, in particolare sul ritornello.

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Out On The Street

Il secondo lato si apre con ‘Angel’ che è un praticamente un numero da musical dal forte gusto di rock progressivo.
La canzone in sé è bella e molto drammatica e se lanciata a volumi alti ha quasi un adrenalinico richiamo alla “Raging River Of Fear” dei Captain Beyond.

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Angel

Segue ‘Open Up’, è un bel pezzo al sapor di Ziggy. Introdotto dal solo di chitarra che si appoggia su arpeggi di piano, si fa poi forte del Mellotron che ci accompagna nel coro del ritornello e, attraverso il bridge, al finale.

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Open Up

Poi arriviamo alla bel rock orecchiabile e compatto di ‘Scars of Love” che si snoda attraverso un bella frase di chitarra e una solita batteria con campanaccio. Ispirata fortemente a “Queen Bitch” e “Suffragette City” è però molto più articolata, entusiastica e viva.

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Scars Of Love

“And Up to Now” volendo è un altro pezzo da musical, duro ma piuttosto allegro stavolta e il bell’assolo di organo di Raynor rende il tutto ancora più brillante. Molto bella ed orecchiabile.

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And Up To Now

L’album si chiude con “Love the Way he Smiles”, che musicalmente è il più interessante e vario del disco, una strana suite con i cori soul psichedelici delle Yandall Sisters su uno sfondo di voci di folla incitante e un lavoro agitatissimo di Raynor al piano.

Per essere un disco fortemente ispirato al glam di Bowie (a suo volta eterno “ispirato” al lavoro di tanti altri, particolarmente Roxy Music), direi che in moltissimi punti lo sorpassa in maniera netta e la qualità compositiva è assolutamente superiore.

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Love The Way He Smiles

I testi di Riddell sembrano molto urbani nei contenuti e la musica rafforza questa impressione. Duri, quasi deprimenti nei contenuti, trattano temi simili ad alcuni dei pezzi di Bowie.

Tutto sommato è davvero un ottimo debutto. L’unico dispiacere è la pessima qualità di registrazione, un lavoro davvero scarso di produzione del quale si può incolpare la cialtroneria della EMI e, nonostante il remastering, si percepisce a volte una terribile accozzaglia e la batteria ha una compressione assurda che rende i piatti un “vai e vieni” pieno di frequenze acidissime.
Un vero peccato, per un disco che è una pietra miliare della musica zelandese e non solo e che è stato suonato con perizia e passione da parte del gruppo.

Gli Space Waltz, condividendo bassista e tastierista con gli Split Enz, suonarono spesso assieme dal vivo e a Riddell fu chiesto ben due volte di sostituire i chitarristi defezionari ma lui rifiutò sempre e alla fine il posto fu preso da Neil Finn.

Dopo Space Waltz, Riddell adottò uno stile elegantemente sobrio, si trasferì a Los Angeles e in Gran Bretagna. Tornato in patria soffrì il cambiamento della scena musicale e partì di nuovo per la Gran Bretagna, rientrò nell’89 portandondosi dall’Europa la bella moglie Vanessa, continuò a fare musica e iniziò la sua carriera nel cinema anche come regista.

Ora Riddell, il batterista Brent Eccles, Chunn e Rayner – la formazione originale del tour – si sono riformati per un concerto.

E hanno registrato un nuovo album.

Il retro copertina e il vinile di Space Waltz

CLICCA E GUARDA L’APPARIZIONE TV DEGLI SPACE WALTZ NEL 1974 CON “OUT ON THE STREET”!

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Lato A

1. Fraulein Love
2. Beautiful Boy
3. Seabird
4. Out On The Street

Lato B

1. Angel
2. Open Up
3. Scars Of Love
4. And Up To Now
5. Love The Way He Smiles

Produced by Alan Galbraith

Space Waltz:

Alastair Riddell: Chitarre, Sintetizzatore, Voce solista
Tony Raynor: Piano, Hammond Mellotron, Sintetizzatore
Greg Clark: Chitarre
Peter Cuddihy: Basso
Brent Eccles: Batteria
The Yandall Sisters: Cori

Alastair Riddell in tempi recenti

Alastair Riddell con la moglie Vanessa

Ringraziamenti

Si ringrazia Alastair Riddell per molte delle immagini presenti nell’articolo, prese dalla sua pagina Facebook personale.

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