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Oggi parliamo di uno splendido modello di semiacustica, uno dei primi esperimenti di Yamaha nella ricerca di un design personale che contraddistiguesse l'estetica dei propri strumenti dagli altri.

Lorenzo Tanini

Essendo la Yamaha il più antico produttore di strumenti musicali ancora esistente in Giappone (la fabbrica nacque nel 1888 come produttore di organi a canne e in seguito pianoforti, per poi passare alle chitarre a tutti gli altri strumenti elettrici ed elettronici), non c’è da meravigliarsi che abbia prodotto chitarre davvero eccellenti.

Le sue vecchie classiche e acustiche sono strumenti eccezionali, con una proiezione sonora ed una dinamica notevoli, mentre le elettriche hanno sempre affascinato, non solo per innovazione e qualità tecnica, ma anche per la particolarità del design.

Le elettriche vennero prodotte a cominciare dal 1966 e nel corso degli anni videro la luce molti modelli diversi, dei quali divennero celebri soprattutto le SG suonate da Santana ma anche tutta una serie di strumenti legati ad un genere ben preciso, il surf rock.

Tra questi c’erano le prime solid body SG (da non confondersi con la successiva SG di Santana, che verrà lanciata in seguito) e la serie semiacustica SA, con le splendide SA-20. 30, 50 e le SA 15 e 15D, versioni a corpo vuoto delle solid body SG.

La SA-15 e la SA-15D differiscono solo nelle finiture, essendo la prima meno decorata della seconda che ha invece un binding elaborato attorno a top/retro e un binding semplice lungo il manico, nel quale troviamo segnatasti intarsiati sulla parte superiore della tastiera al posto dei dot della sorella minore.

L’SA-15D è una chitarra semiacustica a corpo vuoto, la cui linea prende spunto dalle Rickenbacker dei Beatles e le Mosrite dei Ventures, che erano i gruppi più in voga in Giappone in quel periodo.

Il suono è scuro, legnoso e caldo ma ben definito. Il corpo in mogano completamente cavo e il manico avvitato danno a questa chitarra una timbrica un po’ più spessa e più scura rispetto alle più più comuni SA30 e SA50.

Il manico, anch’esso in mogano e con tastiera in palissandro, possiede la tipica comodità degli strumenti Yamaha e la paletta ha un design semplice ed accattivante, molto armonico nelle linee.

I controlli sono i tipici due volumi e due toni e troviamo un classico interruttore a tre vie per la selezione dei due pick-up noiseless ad alta sensibilità, con magnete in ferrite anisotropica e poli regolabili.

Il tremolo è di tipico stile giapponese simil-Bigsby, con un intarsio in finto legno sul tendicorde. Chiavette dal design che denota semplicità e finezza.

La linea generale del body ricorda una grande onda marina nell’atto della chiusura su sé stessa, richiamando una sorta di riproposizione estremizzata ed armoniosa del classico design telecaster.

Molto bella e particolare anche la buca armonica che, al posto della tipica “effe”, ripropone anch’essa la forma di un’onda.

La SA-15D pare abbia avuto un breve periodo produttivo, che va dal 1968/69 al 1972, ma c’è addirittura chi dice che sia stata prodotta solo nell’arco di un solo anno o due.

Confrontando il numero di serie con le varie guide, però, questo esemplare parrebbe risalire addirittura al 1973.

Questa chitarra avuto una vita abbastanza avventurosa, avendo viaggiato in una big band in giro per l’Europa e su navi da crociera negli anni 70.

Ha fatto poi vita d’orchestra e piano bar per arrivare infine nelle mani di Serena, che la terrà con amore negli anni a venire.

Panoramica della Yamaha SA-15D

…ma il suono com’è?

Clicca il pulsante e sblocca i video demo delle SA-15D e SA-30 per confrontarne le sonorità in pulito, overdrive, fuzz e saturazione.

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