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Nuovo giro, nuova corsa, nuova sezione del sito: Narrativa e saggistica.
Prendiamo in esame “I Seminatori di abissi”, un vecchio racconto di Serge Brussolo, fantasioso e prolifico narratore francese, molto attivo soprattutto nei decenni 80 e 90.

Lorenzo Tanini

La copertina dell’edizione originale Italiana Urania

Lo stile di Brussolo è estremamente efficace, nero e nervoso: una fervida immaginazione costantemente ammantata di oscurità. Con un costante pessimismo, che gli riesce talmente naturale da essere estremamente convincente, non è che Brussolo non ammetta alternative…non ne vede proprio, tanto da non considerarne nemmeno l’eventualità.

Questo suo stile supremamente angosciante si rivela perfetto per un genere fantascientifico particolarmente oscuro, fortemente contaminato da fortissimi ed efficaci elementi horror-gore innovativi e fantasy, un Cyberpunk molto personale. Per certi versi lo si potrebbe accostare ad un Ballard con una folle fantasia, completamente disilluso e del tutto privo di empatia verso qualsivoglia essere vivente.

Il pensiero che un tale personaggio si possa cimentare anche nella scrittura per bambini fa sinceramente rabbrividire, eppure in un mondo come questo potrebbe succedere anche questo.

Ed infatti è successo.

Serge Brussolo

Comunque noi ci occuperemo di questo splendido lavoro “visionario” che è ‘Les Semeurs d’abîmes’, romanzo del 1983.

“Les Semeurs d’abîmes” edizione francese

La sinossi della storia:

In un futuro piuttosto vicino, esperimenti genetici hanno portato alla creazione di una nuova razza di umani, gli “Arlecchini”, con caratteristiche morfologiche e pigmentazione provenienti dalle varie etnie.

Questa nuova razza dall’epidermide multicolore e cangiante, le cui mortali secrezioni corporee possono perforare roccia e acciaio, vengono imprigionati in una riserva nel territorio di Shaka-Kandarec (molto ricorrente nella narrativa di Brussolo) e come custodi gli vengono assegnati uno zoologo, David Sarella (altro nome che è una costante nella produzione brussoliana), il violento poliziotto Cazhel.

Gli fa compagnia l’anziano Barney, un losco figuro che si trova là grazie a forti contatti governativi, ha anche aperto in tutto il paese decine di laboratori che eseguono degli innovativi e misteriosi tatuaggi mobili.

In uno di questi lavora la giovane tatuatrice Lise che, quando i suoi clienti iniziano a morire, orribilmente corrosi dall’inchiostro utilizzato, cerca di rintracciare Barney scoprendo, dietro l’apparente imprevedibile tragedia, una precisa finalità governativa di riduzione della popolazione giovanile, fascia questa maggiormente attratta dalla nuova moda.

Parlando con Barney, Lise realizza che il rivoluzionario inchiostro non è altro che la secrezione degli Arlecchini abbinato a un anticoagulante che rende mobile il disegno tra gli strati di pelle del tatuato; a distanza di tempo però l’anticoagulante perde efficacia e l’acido inizia l’opera di corrosione.

Lise, avendo anch’ella un tatuaggio e spinta dai sensi di colpa, si reca a Shaka-Kandarec per cercare un antidoto che neutralizzi l’inchiostro mortale e fermi la strage.
Quando La ragazza arriva, gli Arlecchini, assaliti da una malattia, la “febbre migratoria” (chiara citazione de “La vita futura” di H.G. Wells), sono già fuggiti per iniziare un lungo viaggio. La ragazza si unisce a David e Cazhel e si mette all’inseguimento dei fuggitivi in un’odissea per la regione di Shaka-Kandarec, la patria dei reietti di un mondo intero.

La vita delle popolazioni di questa regione, ciascuna con caratteristiche peculiari, si svolge su ponti sospesi al di sopra di un mare di fango velenoso, ponti che le secrezioni acide dei fuggitivi stanno mettendo in pericolo, tanto da far guadagnare agli Arlecchini il soprannome di “seminatori di abissi”. Ovviamente, se gli Arlecchini non verranno fermati, bucheranno l’intero mondo, rischiando la probabile estinzione di ogni forma di vita terrestre.

Altro pericolo incombente sulle popolazioni stanziali è la rapida diffusione del morbo portato dagli Arlecchini, inutilmente ostacolato dall’inoculazione di un virus antagonista scoperto da Rilk, uno scienziato appartenente alla popolazione dei Morhad.

Da qua in avanti sarà tutto un susseguirsi di follia, nel tipico stile brussoliano, ma non vi rovineremo la sorpresa con inutili spoiler.

CLICCA E SBLOCCA L’AUDIOINTERVISTA IN FRANCESE A SERGE BRUSSOLO

CONSIDERAZIONI FINALI

E’ abbastanza curioso come praticamente ogni racconto o film distopico uscito finora, tratti, oltre a mutazioni genetiche e clonazione, di una pandemia e un piano per una drastica riduzione della popolazione, che sia essa attraverso contagi, appunto, avvelenamenti o menzogne di vario genere, come “catastrofi” climatiche e insufficienza di risorse.

Qua abbiamo in più una parte quantomai attuale e, per questo, assai inquietante: quella dei tatuaggi, moda estremamente “espansa” oggi e che fa molto pensare.

Stiamo parlando di romanzi o di anticipazioni storiche? Inoltre, è possibile che ogni scrittore di fantascienza distopica sia anche un veggente?

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